domenica 14 febbraio 2010

Questo Blog chiude

Come avrete ormai notato, non pubblico più su questo blog da molto tempo.

Ho quindi deciso di chiudere il blog lasciando in prima pagina un post che continua ad essere più che mai attuale.t

Buona navigazione a tutti

Qui si fa il PDL o si muore (ancora)

Nel mio periodo di riposo dal blog continuo a tenermi informato e oltre ai giornali leggo anche altri "commentatori" (http://www.netvibes.com/poplib ).
Mi sono imbattuto in due post apparentemente distanti di argomento ma che mi hanno fatto pensare:

Due citazioni :

"Ma una cosa è certa: dobbiamo, nel nostro piccolo, dare una mano, se non altro facendo sapere, allo schieramento che sosteniamo, che acca' nisciuno è fesso!"


"Anche perché - questo è più di un avvertimento, è una promessa! - ove i dirigenti di Forza Italia e An, un domani dovessero impazzire; e per questo motivo (o altro) manifestassero - che ne so - l'intenzione di rallentare o stoppare il processo di costituzione del Popolo della Libertà: andrebbero incontro a sicuri problemi.

Tipo: alcune centinaia di trentenni (e ventenni) - che gravitano attorno a per il Popolo delle Libertà e a Tocqueville -, sarebbero pronti a manifestare e a protestare giorno e notte, sotto le sedi di Forza Italia e di An."

Entrambe le analisi dei miei due esimi colleghi sono condivisibili ed approfondite.

Entrambe paventano un rischio: il rallentamento o ancor peggio lo sgretolamento del PDL.

Come più volte ho sottolineato sono un "novellino" per quanto riguarda la politica e forse questa mia "ingenuità" mi ha portato a credere fermamente nel progetto del PDL (trovando nell'On. Giovanardi un esponente limpido e sempre coerente, aperto e disponibile).

Qui nella mia zona, con amici delle altre forze politiche che "dovrebbero" costituire il PDL, abbiamo iniziato ad operare perché la nascita fosse effettivamente reale e, a questo punto con fortuna, ho trovato voglia di collaborare da parte di quasi tutti, abbiamo fatto riunioni, gazebo, aperitivi sempre in nome del PDL.

Ognuno ha dato la propria disponibilità (nonostante malanni, famiglie...).

Ora, a due mesi dalle elezioni ancora tutto tace (o almeno così pare vogliano farci capire), in realtà già si sentono le prime avvisaglie di battaglie interne, di tentativi di far passare senza troppo clamore le liste per le prossime amministrative e farci partecipare a giochi fatti.

Ma come?
Il partito unitario?
Il popolo della libertà è temporaneamente "in libertà"?

Il timore che a livello locale si giochi verso una forma di "annessionismo" (se non proprio di effettivo "colonialismo") è tangibile.

Allora deve arrivare forte un segnale alle direzioni centrali:

"Il POPOLO della libertà vuole diventare un soggetto vero, reale. I piccoli "poltronai della libertà" devono essere a servizio del progetto di unità, non del proprio tornaconto".

venerdì 6 novembre 2009

III CONVEGNO NAZIONALE VERONA 13 14 15 NOVEMBRE 2009

Presso Boscolo Hotel “LEON D'ORO” Via del Piave 5 Verona

VENERDÌ 13 novembre 2009 Sala PONCHIELLI

17.00 Apertura lavori, saluti di Giovanni MIOZZI Presidente Provincia di Verona.

17.15 Incontro con il Sen. Sandro BONDI e l'On. Ignazio LARUSSA Coordinatori Nazionale PDL

18.15 Dibattito sul tema “ Testamento biologico: libertà di morire tra dignità dell’uomo e accanimento terapeutico”.
Sen. Raffaele CALABRO'.
Sen. Luigi COMPAGNA.
Dott. Fulvio DE NIGRIS Direttore “Casa dei Risvegli Luca De Nigris”.
On. Eugenia ROCCELLA Sottosegretario di Stato al Welfare.

20.00 Chiusura lavori.

SABATO 14 novembre 2009 Sala MASCAGNI

10.00 Incontro con l'On. Mariastella GELMINI Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca.

11.00 Dibattito sul tema “Il PDL alla guida del Paese tra crisi economica e prospettive future: bilancio dopo un terzo di legislatura”.
Sen. Tomaso ZANOLETTI.
On. Luigi CASERO Sottosegretario di Stato alla Economia e Finanze.
On. Alberto GIORGETTI Coordinatore regionale PDL Veneto.
Sen. Mario BALDASSARRI Presidente VI Commissione permanente Finanze e Tesoro.
Modera: On. Giancarlo MAZZUCA.

12.30 Incontro con On. Renato BRUNETTA Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione.

13.30 Pranzo a buffet presso sede del convegno.

15.00 Dibattito sul tema“Il PDL verso le elezioni regionali: prospettive e obiettivi”.
On. Emerenzio BARBIERI.
Sen. Maurizio GASPARRI Presidente del Gruppo PDL.
On. Giuseppe GARGANI Europarlamentare.
Sen. Gaetano QUAGLIARIELLO Vicepresidente vicario del Gruppo PDL.
On. Andrea RONCHI Ministro per le Politiche Comunitarie.

17.00 Dibattito sul tema “Famiglia nucleo centrale della nuova società multietnica italiana”.
S.E. Mons. Giuseppe ANFOSSI Presidente Commissione Episcopale per la Famiglia e per la Vita della CEI.
Prof. Francesco BELLETTI Presidente Forum Famiglie.
On. Antonio CANCIAN Europarlamentare.
On. Khaled FOUAD ALLAM editorialista de “il Sole 24 Ore”.
Sen. Carlo GIOVANARDI Sottosegretario di Stato.

20.00 Chiusura lavori.

DOMENICA 15 novembre 2009 Sala MASCAGNI
09.00 Santa Messa presso sala “Mascagni”.

10.00 Interviene On. Aldo BRANCHER Coordinatore PDL Verona.

12.00 Conclusioni Sen. Carlo Giovanardi.

13.30 Chiusura lavori.

martedì 14 luglio 2009

Questo Blog non sciopera

Responsabilità per chi ha un blog.

sabato 10 gennaio 2009

Trenitalia


Stamattina visto il ghiaccio sono stato costretto a prendere il treno per raggiungere Modena. Visti gli sconti su internet decido di viaggiare in prima classe, la differenza è poca.
Prima sorpresa la prima su questo intercity plus non esiste. Seconda sorpresa, le carrozze utilizzate sono di fine anni 70 con sedili ed interni strappati, rovinati quando non completamente rotti. Terza sorpresa, il pavimento è ricoperto da una lastra di ghiaccio spessa mezzo cm e le porte degli scompartimenti conseguentemente bloccate. Quarta, il riscaldamento è stato acceso 3 minuti prima della partenza. Questo viaggio mi costa quasi 40 euro, poco meno del doppio di quanto mi sarebbe costato spostarmi in auto (metano). A voi il giudizio...

martedì 23 dicembre 2008

La stampa a confronto

Un piccolo divertimento prima di affrontare il S. Natale.

Oggi sono usciti alcuni articoli sul presunto coinvolgimento del figlio dell'On. Di Pietro con l'inquisito Mario Mautone, non voglio approfondire l'argomento ma farvi leggere i titoli (e gli articoli) con cui 5 grandi quotidiani italiani hanno riportato la notizia (inutile dire che in base al quotidiano cambiano i commenti dei lettori...):

La Stampa:

Le relazioni pericolose del figlio di Di Pietro


Il Mattino di Napoli:

La Dia: tra il figlio di Di Pietro e Mautone rapporti ambigui

e anche:

L'inchiesta: tentativo di ricatto al figlio di Di Pietro

Il Corriere della Sera:


Romeo e la rete del fido Mautone. Politici, funzionari e Di Pietro jr


Il Giornale:

«Di Pietro si mosse per il figlio nei guai»

e anche:

Appalti, le intercettazioni di Napoli Spuntano le richieste di Di Pietro jr

La Repubblica:

"Dobbiamo ricattare il figlio di Di Pietro"
Così volevano 'tenere sotto' il ministro

venerdì 12 dicembre 2008

FALSO CHE MAESTRO UNICO SIA FACOLTATIVO

Dichiarazione dell'On. Giorgio Stracquadanio, consigliere del Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini

"Ancora una volta la manipolazione della verità da parte della sinistra ha raggiunto livelli intollerabili tali per cui anche giornali che dovrebbero conoscere la tecnica manipolatoria dei compagni ci sono cascati come dei dilettanti.
Mi riferisco in particolare a il Giornale e al suo direttore, che invece di fare il grillo parlante poteva telefonare al ministro o leggere gli atti del governo o ascoltare le conferenze stampa del Primo Ministro.


La verità dei fatti è la seguente:


Primo, nulla è cambiato da quando Berlusconi e Gelmini hanno illustrato nella conferenza stampa del 22 ottobre scorso come funzioni la riforma del maestro unico e quali siano state fino ad allora le bugie della sinistra documentate in un dossier.
Tutto questo è sul sito del governo e stiamo rilanciandolo su You Tube e sulla rete a dimostrazione che non c'è stata nessuna marcia indietro.


Secondo: il modulo dei più maestri è definitivamente cancellato dall'ordinamento italiano e da ieri con l'accordo dei sindacati Cisl, Uil, Gilda e Ugl, che hanno accettato quello che Berlusconi aveva ben spiegato il 22 ottobre.


Terzo: non c'è alcuna facoltà di scelta tra maestro unico e modulo, c'è solo la possibilità di scegliere tra tempo pieno e tempo parziale. Nel tempo pieno c'è un maestro la mattina e uno al pomeriggio, così com'era nel vecchio doposcuola. Nel tempo parziale c'è il maestro e qualche ora in più facoltativa per inglese ed informatica. Nessuno potrà avere più il modulo.


Quarto: un'ulteriore prova di queste verità è data dal fatto che tutto questo è contenuto nel piano programmatico, predisposto dal ministro dell'Istruzione ed approvato dal ministro dell' Economia, dove è scritto in modo chiaro quello che ieri è stato semplicemente sintetizzato e che realizza tutte le economie previste dalla manovra triennale con la riduzione degli organici di 87 mila unità (di cui 42.100 l'anno scolastico 2009/2010, 25.600 per l'anno scolastico 2010/2011 e 19.700 per l'anno scolastico 2011/2012, per un totale di 87.400 in tre anni e la riduzione di 44.500 unità del personale tecnico e amministrativo).


Quinto: La prova definitiva è che non c'è alcuna modifica degli stanziamenti di bilancio previsti dalla manovra triennale e che quindi sono confermate le economie per 8 miliardi e mezzo di euro in tre anni.
Quello che è cambiato è che alcuni sindacati, esclusa la solita Cgil, hanno accettato l'azione del governo, così come era già accaduto il 30 ottobre scorso quando allo sciopero sulla scuola aderì la sola Cgil mentre Cisl, Ugl, Gilda e Sindacati autonomi revocarono lo sciopero.

In conclusione, non esiste il maestro unico facoltativo né esiste alcun passo indietro del governo. C'è solo cattiva la solita disinformazione della sinistra unita questa volta alla totale mancanza di professionalità di molti giornalisti e direttori."

Leggi anche http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_12/gelmini_scuola_maestro_unico_f3eb6de0-c834-11dd-a869-00144f02aabc.shtml

giovedì 27 novembre 2008

Mariastella Gelmini: inizia la rivoluzione all’Università

Ringrazio Max Bruschi per avermi segnalato il testo del discorso al Senato di Mariastella Gelmini:

Signor Presidente del Senato, onorevoli senatori!

Un settimanale da sempre piuttosto severo col nostro Paese e con la maggioranza che oggi lo guida, l’Economist, all’indomani della presentazione di questo decreto ne ha parlato in maniera estremamente lusinghiera.

Lo ha definito, dopo aver descritto in maniera impietosa il nostro sistema universitario, come un serio tentativo di cambiamento, una “buona notizia” per gli studenti e per quei docenti che interpretano l’insegnamento accademico e la ricerca come una missione determinante per il Paese.

Spero che il Parlamento voglia confermare questa buona notizia e darne altre e di migliori, a partire dall’approvazione degli importanti emendamenti, condivisi dal Governo, sottoscritti dal senatore Valditara, che ringrazio unitamente al presidente Guido Possa e a tutta la commissione per la sua opera scrupolosa e attenta quale relatore del provvedimento e quale accademico che sa guardare ai mali del sistema per correggerli.

Mi auguro che questo sia il primo passo verso la rivoluzione di un sistema che oggi appare, ed è, in gran parte paralizzato. Spero nell’aiuto del Parlamento, di una maggioranza salda nella spinta riformatrice e di una opposizione da cui sono arrivate utili ed apprezzate indicazioni in sede di commissione e, mi pare di poter dire, una generale comprensione dello spirito di fondo che anima il decreto, affinché ogni ateneo possa dare un contributo di qualità al futuro dell’Italia.

Affrontiamo questo dibattito sotto gli occhi attenti del Paese, di un’opinione pubblica frastornata dalle inchieste che hanno messo sotto accusa alcuni esempi di cattiva gestione e di involuzione del sistema universitario. Oggi con questa legge possiamo dare all’Italia il segno di una svolta, all’insegna del rigore e del riconoscimento del merito. Dobbiamo farlo per il futuro di tutti noi, ma dobbiamo farlo soprattutto per dare giustizia alle migliaia di validissimi studiosi che insegnano e fanno ricerca nei nostri atenei, e che non meritano certo di essere accomunati in una censura, talora in ogni caso sopra le righe, che riguarda solo un malcostume circoscritto. Sono e resto convinta che l’università italiana abbia bisogno di meno regole, e comunque di regole che liberino le energie dei suoi migliori talenti, in primo luogo dei giovani.
Come ebbe a ricordarmi la senatrice Finocchiaro nel corso del precedente dibattito, citando il vangelo di Giovanni, “all’inizio era la parola”. Oggi, le parole di questo decreto costituiscono l’inizio di un cambiamento più volte tentato e sempre rimasto incompiuto, e mi piace qui ricordare tra i miei predecessori il ministro Ruberti, autore allora contestatissimo delle norme sull’autonomia universitaria, il ministro Berlinguer e il ministro Moratti, i cui tentativi di coniugare a quell’autonomia l’inscindibile concetto di responsabilità e il riconoscimento del merito costituiscono il filo di continuità con gli interventi che intendo promuovere.

Una continuità che rivendico, che ho inteso rappresentare, nella scorsa legislatura, presentando un ampio disegno di legge sul merito. Una continuità che fa da sfondo alle linee guida appena presentate cui abbiamo intenzione di legare i provvedimenti in questa legislatura.

Non mi illudo che non ci saranno proteste. Ci sono corporazioni che reagiscono all’attacco ai loro interessi consolidati e cercano di sabotare, a partire da questo decreto, ogni ipotesi di reale cambiamento.

Ebbene, col vostro aiuto, queste corporazioni non vinceranno. Oggi noi iniziamo a curare alcune piaghe di quel sistema.

Iniziamo a curare, in maniera non definitiva ma certamente salutare, viste le reazioni che gli articoli del decreto hanno provocato, la piaga di prassi concorsuali giudicate universalmente inidonee a selezionare i migliori docenti, impedendo che sia un sistema inadeguato a immettere in ruolo alcune migliaia di docenti. Sono consapevole del fatto che il sistema del sorteggio presenta limiti e problemi, non maggiori né minori di tutti i complicati sistemi concorsuali che sono stati provati in Italia negli ultimi decenni. In questo momento l’esigenza prevalente era quella di dare un netto segnale di discontinuità rispetto ad una prassi ormai insostenibile, ma di farlo limitando al massimo il disagio e i ritardi per le migliaia di studiosi che del tutto legittimamente attendono da tempo di partecipare ai concorsi, bloccati ormai da tre anni per una decisione del precedente Governo. Il metodo che abbiamo adottato rappresenta quindi una misura di emergenza strettamente una tantum e insieme l’ennesima dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che un sistema universitario ampio, complesso e multiforme non può più reclutare i docenti con strumenti che risalgono ad epoche molto lontane e molto diverse.

Come indicato nelle Linee Guida, intendo aprire immediatamente un confronto ad ampio raggio con il mondo accademico e il Parlamento per riflettere con spirito profondamente riformatore su come cambiare pagina. Mi auguro che questa sia davvero l’ultima volta in cui il Governo, il Parlamento e le Università sono costrette a dibattere su alchimie concorsuali lontane anni luce dalle esigenze di una università libera e moderna e di un Paese che da essa si attende un esempio e un modello.

Iniziamo a dire che autonomia non significa, non può più significare arbitrio nella gestione dei fondi per il funzionamento degli atenei, perché dobbiamo esercitare lo stesso rigore che ogni amministratore pubblico ha il dovere di esercitare quando gestisce il denaro della collettività.

Iniziamo a porre il merito, soprattutto quello misurato dalla qualità della ricerca scientifica, come criterio per la ripartizione di una quota significativa dei fondi statali, il 7% già nel 2009, una quota che vogliamo far diventare sempre maggiore, sino al 30%, invertendo un trend che ha privilegiato esclusivamente la spesa storica.

Iniziamo a dire basta, se come mi auguro verranno approvati alcuni emendamenti, a un meccanismo di automatismi di anzianità slegato dalla produzione scientifica. Iniziamo a riaprire le porte dell’università ai giovani e a riequilibrare un corpo docente che negli ultimi anni sembra aver pensato soprattutto alle esigenze di chi già era all’interno del sistema rispetto a quelle dei giovani meritevoli che aspiravano ad entrarvi.


A questi cambiamenti il Governo crede davvero: per questo ha incrementato in modo cospicuo le risorse che gli atenei potranno impiegare già a partire dal 2009 per nuove assunzioni, soprattutto quelle di giovani ricercatori. Ora dobbiamo fare uno sforzo collettivo per dimostrare che la volontà di riforma del sistema universitario è convinta e radicata: è in questo modo che potremo impostare su basi nuove le discussioni sui finanziamenti statali a partire dal 2010.

Ci sono nel decreto numerose altre novità di rilievo: ne segnalo solo due. Diamo maggiori certezze ai ricercatori degli Enti pubblici, perché pure in mezzo al rigore economico impostoci dall’obiettivo del pareggio di bilancio riteniamo di non dover sacrificare una delle leve fondamentali per lo sviluppo del Paese.

Rendiamo più trasparente e rigoroso l’iter per le chiamate dirette dall’estero, eliminando ogni tetto numerico, ed estendendole anche agli enti di ricerca. L’obiettivo non è tanto quello di far “rientrare” gli studiosi italiani, ma, più ambiziosamente, quello di far sì che tutti gli studiosi possano considerare l’Italia una sede accogliente per condurre le loro ricerche: dobbiamo ritornare ad essere a pieno titolo una delle capitali del sapere nel mondo, aperta ai migliori talenti.
Ma nell’onda della protesta ci sono giovani, che pure del sistema che vogliamo abbattere sono vittime, cui è stato raccontato che il cambiamento è l’opposto di quello che in realtà è. Io ho sotto gli occhi le loro proteste, ma più ancora il loro futuro. Accolgo anche i loro insulti, perché sono convinta di seguire le leggi del giusto.

Ma a loro dico di non cadere nel grande inganno, di non confondere il diritto allo studio col diritto a conseguire un pezzo di carta, che è invece lo svilimento dello studio.

Noi vogliamo dire basta ai pezzi di carta, basta a strumenti utili, forse, solo per partecipare a qualche concorso pubblico. Noi vogliamo che la laurea torni ad essere la dimostrazione di una fatica compiuta, la prova di una cultura e di una capacità conseguita. Noi diciamo sì al precetto costituzionale che ci chiede di garantire ai meritevoli, anche se privi di mezzi, il raggiungimento dei più alti gradi dell’istruzione. Non solo 65 milioni di euro ci consentiranno di finanziare ulteriori progetti per residenze universitarie, ma 135 milioni di euro in più per il fondo di finanziamento delle borse di studio consentiranno (se le Regioni faranno, e ne sono certa, il loro dovere) di dare quanto la Repubblica deve loro a tutti gli aventi diritto, a tutti gli studenti “meritevoli e privi di mezzi”.

Onorevoli senatori, si tratta in questo senso dell’incremento di risorse più forte di sempre. L’ultimo incremento significativo su quel fondo avvenne 3 anni orsono ad opera del ministro Moratti, ed era stato di 30 milioni. Oggi molti, troppi di coloro che hanno diritto alla borsa di studio non la ricevono. Ancor più vergognoso è che questa situazione sia “a macchia di leopardo”. Mentre in Lombardia, Piemonte e in altre (poche) Regioni tutti gli studenti idonei ricevono la borsa di studio, in media, più del 20% degli idonei non riceve la borsa di studio per mancanza di fondi; ed in alcune Regioni del Meridione, proprio dove ce ne sarebbe bisogno, questa percentuale di ingiustizia supera il 50%.

Questo articolo del decreto mi sembra la migliore risposta a chi, in buona o in mala fede, ha dichiarato che la legge 133 tagliava i fondi per il diritto allo studio. Così non era. E il decreto di cui vi chiedo l’approvazione fissa un indirizzo esattamente opposto a quanto propagandato.

Onorevoli Senatori! Il Paese ci chiede, in tutti i campi del nostro agire politico, rigore, serietà, utilizzo oculato delle risorse, segnali forti di un cambiamento da rendere irreversibile. Mi auguro che noi tutti vorremo essere all’altezza di queste aspettative.

mercoledì 12 novembre 2008

GIOVANARDI INTERVIENE A LA7 E RAI 3


Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi interverrà domani giovedi 13 Novembre in due trasmissioni televisive:

07.00 OMNIBUS LA7 sul tema:"che fine ha fatto l'antipolitica?"

10.00 COMINCIAMO BENE RAI3 su temi etici.

lunedì 10 novembre 2008

Il programma del secondo convegno nazionale dei Popolari Liberali

PROGRAMMA
Sabato 15 novembre 2008
PRESIEDE ED INTRODUCE on. EMERENZIO BARBIERI

ORE 10 INIZIO LAVORI

SALUTI DI BENVENUTO

FLAVIO TOSI SINDACO DEL COMUNE DI VERONA
ELIO MOSELE PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI VERONA
GIANCARLO GALAN PRESIDENTE DELLA REGIONE VENETO
FABRIZIO CICCHITTO CAPOGRUPPO PdL ALLA CAMERA
MAURIZIO GASPARRI CAPOGRUPPO PdL AL SENATO

ORE 11,00 DIBATTITO

ORE 13,00 CONCLUSIONI DEL SEN. CARLO GIOVANARDI

ORE 16,00 RIPRESA DEI LAVORI

TAVOLA ROTONDA
“CONCILIAZIONE TEMPI DI LAVORO E FAMIGLIA”
RELATORI:
MAURIZIO BERETTA DIRETTORE GENERALE di CONFINDUSTRIA
GUGLIELMO LOI SEGRETARIO CONFEREDERALE UIL
PIER PAOLO DONATI DIRETTORE dell'OSSERVATORIO NAZIONALE sulla FAMIGLIA


ORE 17,30 INCONTRO CON MAGDI CRISTIANO ALLAM


Domenica 16 novembre 2008

ORE 9,30 S.S. MESSA

ORE 10,30 SEGUITO DEL DIBATTITO

ORE 12,30 INTERVENTO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

ON. SILVIO BERLUSCONI



Maggiori informazioni sul sito http://www.popolariliberali.it

Le linee guida del governo per l'università

http://blog.maxbruschi.it/wp-content/uploads/linee-guida-universita2.pdf

giovedì 30 ottobre 2008

Ancora Ricolfi su La Stampa

Mi scuso come al solito per la poca presenza sul blog, ma vi voglio segnalare questo articolo:

Due patti scellerati

Il decreto Gelmini è stato convertito in legge, scuola e università sono in agitazione. Il mondo della scuola scenderà in piazza oggi (chissà perché dopo e non prima dell’approvazione del decreto?), mentre l’Università si mobiliterà il 14 novembre, per combattere tagli che furono decisi fra giugno e agosto, quando il Partito democratico riteneva inopportuno scendere in piazza («Noi manifesteremo il 25 ottobre»). Misteri della politica italiana.

Ma parliamo della sostanza. Che cosa sta succedendo nella scuola e nell’università? Perché studenti, docenti e genitori paiono trovarsi dalla medesima parte della barricata?

Quel che sta succedendo è relativamente chiaro, almeno per chi conosce i dati di fondo dell’istruzione in Italia e riesce a non farsi accecare dalle proprie credenze politiche. Sia la scuola sia l’università dissipano una quota di risorse pubbliche considerevole, nel senso che spendono più soldi di quanti, con un’organizzazione più efficiente, basterebbero a garantire i medesimi servizi. Su questo, quando si trovano al governo, destra e sinistra la pensano allo stesso modo.

Chi avesse dei dubbi può consultare due documenti del governo Prodi (il «Quaderno bianco sulla scuola» e il «Libro verde sulla spesa pubblica»). Credo non si sia lontani dal vero dicendo che, con una migliore allocazione delle risorse, sia la spesa della scuola sia la spesa dell’università potrebbero essere ridotte di almeno il 10 per cento a parità di output.

La novità di questi mesi non sta nella diagnosi, ma nella determinazione con cui si sta passando dalle parole ai fatti: la destra al governo sta facendo con la consueta ruvidezza molte cose che la sinistra stessa, magari con più garbo, avrebbe fatto se ne avesse avuto la forza, il tempo e il coraggio (fra queste cose c’è, ad esempio, il rispetto delle norme Bassanini sul numero minimo di allievi per scuola, varate dal centro-sinistra ben 10 anni fa). Del resto fu lo stesso Padoa-Schioppa, all’inizio della scorsa legislatura, ad avvertirci che certi sprechi non possiamo più permetterceli e a ricordarci che il problema di eliminarli dovremmo porcelo comunque, persino se avessimo i conti perfettamente in ordine: ogni spesa, infatti, ha un «costo opportunità», ossia è sottratta ad impieghi alternativi (se buttiamo al vento 8 miliardi per false pensioni di invalidità, automaticamente rinunciamo a una cifra equivalente in asili nido, sussidi di disoccupazione, aiuti ai poveri, sostegno ai non autosufficienti ecc.).

Su questo il governo ha ragioni da vendere, anche se non si può non rilevare che molte misure - pur condivisibili negli obiettivi - diventano criticabili per il modo in cui sono messe in pratica. È il caso, per fare l’esempio più importante, dei tagli all’università, che sarebbero ben più accettabili se punissero ancora più duramente gli atenei in dissesto, ma premiassero con più e non meno soldi gli atenei virtuosi.

Ma quella degli sprechi è solo una delle due facce del problema dell’istruzione in Italia. L’altra faccia è il tragico declino dei livelli di apprendimento, la scarsissima preparazione dei nostri diplomati e laureati, specialmente nelle regioni meridionali. Di questo sono corresponsabili ministri e docenti, ma anche gli studenti e soprattutto le loro famiglie. Il sistema dell’istruzione in Italia si regge su due patti scellerati: nella scuola, il patto fra insegnanti e famiglie, nell’università il patto fra docenti e studenti. Il cardine del primo patto è: l’importante è che il ragazzo sia sereno, vada avanti senza soffrire troppo, prenda il diploma; che poi impari molto o poco conta di meno. Il cardine del secondo patto è: l’importante è arrivare alla laurea, non importa in quanto tempo e imparando che cosa; noi professori pretendiamo sempre di meno da voi studenti, voi studenti non ci importunate e vi accontentate di quel poco che riusciamo a trasmettervi. Naturalmente ci sono anche - nella scuola come nell’università - isole felici e importanti eccezioni, ma il quadro generale è purtroppo diventato questo.

Sono precisamente i due patti non scritti che spiegano l’inconsueta alleanza fra una parte dei docenti, una parte degli studenti e una parte dei genitori. I docenti difendono i posti di lavoro (nella scuola) e le carriere (nell’università). I genitori difendono una scuola che insegna poco e male, ma in compenso non stressa i ragazzi e risolve non pochi problemi reali delle famiglie, specie quando la madre lavora. I ragazzi sono preoccupati per l’avvenire e temono di essere le uniche vittime dei cambiamenti che si stanno preparando per loro.

E hanno perfettamente ragione. Solo che indirizzano la loro ira verso il bersaglio sbagliato. Se fossero calmi e lucidi avrebbero già capito che il futuro non glielo ruba la Gelmini, ma glielo hanno già rubato molti degli adulti al cui fianco marciano con tanta convinzione. La precarietà dei giovani e il ristagno del sistema Italia sono anche il risultato non voluto e non previsto di una lunga e colpevole disattenzione per la qualità dell’istruzione. Il governo non è certo innocente, perché non c’è quasi nulla nei provvedimenti di cui da mesi si discute che lasci prefigurare un innalzamento apprezzabile del livello degli studi, e c’è persino qualcosa che fa temere un ulteriore declino. Ma coloro che aizzano bambini e ragazzi contro le misure del governo non la contano giusta: se davvero avessero a cuore il futuro dei nostri giovani si batterebbero come leoni per tagliare i rami secchi e rendere gli studi molto più seri, più rigorosi, più profondi. Perché lo smarrimento e l’angoscia di questa generazione sono genuini e pienamente comprensibili, ma sono anche il frutto della superficialità con cui gli adulti hanno permesso la distruzione della scuola e dell’università.

mercoledì 29 ottobre 2008

Dossier su riforma della scuola

Mi hanno segnalato su Tuttoscuola, questo interessante dossier:


I numeri della scuola: se l'errore è bipartisan
Uno studio di Tuttoscuola sulle cifre del governo e su quelle dell'opposizione


Vale la pena di leggerlo, rivela gli errori in entrambi i dossier degli scorsi giorni.

martedì 28 ottobre 2008

Editoriale del Professor Giavazzi sul Corriere della sera

La fabbrica dei docenti


La situazione nelle nostre università è paradossale. Studenti e professori protestano contro una riforma che non esiste; il ministro, preoccupato dalle proteste, non si decide a spiegare quel che intende fare per riformare l'università. L'unica certezza è che nei prossimi mesi si svolgeranno nuovi concorsi per 2.000 posti di ricercatore e 4.000 posti di professore ordinario e associato, ai quali seguiranno, entro breve, altri 1.000 posti di ricercatore. In tutto 7.000 posti, più del dieci per cento dei docenti oggi di ruolo.

I 4.000 posti di professore saranno semplicemente promozioni di persone che sono dentro l'università. Le promozioni avverranno secondo le vecchie regole, cioè con concorsi finti. E' assolutamente inutile che un giovane ricercatore che consegue il dottorato a Chicago o a Heidelberg faccia domanda: di ciascun concorso già si conosce il vincitore. I 3.000 concorsi per ricercatore assicureranno un posto a vita ad altrettanti dottorandi che lamentano la loro condizione di precari. In tutte le università del mondo ad un certo punto si ottiene un posto a vita, ma ciò avviene solo dopo aver dimostrato ripetutamente di saper conseguire risultati nella ricerca.

Qui invece si chiede la stabilizzazione per decreto senza neppure che sia necessario aver conseguito il dottorato. Il ministro ha ereditato questi concorsi dal suo predecessore e non pare aver la forza per cambiarli e assegnare i posti secondo criteri di merito piuttosto che di fedeltà. Gli studenti ignorano tutto ciò e sembrano non capire l'importanza di meccanismi di selezione rigorosi, in assenza dei quali le università che frequentano vendono favole. In quanto ai professori, buoni, buoni, zitti, zitti. Se questi concorsi andranno in porto ogni discussione sulla riforma dell'università sarà d'ora in poi vana: per dieci anni non ci sarà più posto per nessuno e ai nostri studenti migliori non rimarrà altra via che l'emigrazione.

La legge finanziaria dispone un taglio ai fondi all'università che è significativo, ma non drammatico: in media il 3% l'anno (1,4 miliardi in 5 anni su una spesa complessiva di circa 10 miliardi l'anno). Si parte da tagli quasi nulli nel 2009, mentre poi le riduzioni diverranno via via crescenti per raggiungere la media del 3% nell' arco di un quinquennio. Il taglio non è terribile, anche considerando che la stessa Conferenza dei rettori ammette che in Italia la spesa per studente è più alta che in Francia e in Gran Bretagna. Comunque reperire risorse è sempre possibile: ad esempio, si potrebbero cancellare le regole sull' età di pensionamento approvate dal governo Prodi, ritornare alla legge Maroni e investire i denari così risparmiati nella ricerca e nell'università. Né mi parrebbe osceno far pagare tasse universitarie più elevate alle famiglie ricche e usare il ricavo in parte per compensare i tagli, in parte per finanziare borse di studio per i più poveri.

Come spiega Roberto Perotti in un libro che chiunque si occupa dell'università dovrebbe leggere («L'università truccata», Einaudi, 2008) tasse uguali per tutti sono un modo per trasferire reddito dai poveri ai ricchi. I dati dell'indagine sulle famiglie della Banca d'Italia, citati da Perotti, mostrano che il 24% degli studenti universitari proviene dal 20% più ricco delle famiglie; solo l'8% proviene dal 20% più povero. Nel Sud la disparità è ancora più ampia: 28% contro 4%. Il ministro Gelmini afferma che il suo modello è Barack Obama: forse il ministro non sa quanto costa a una famiglia americana mandare il figlio in una buona università. In una delle migliori, il Massachusetts Institute of Technology, la frequenza costa 50.100 dollari l'anno (40.000 euro), ma il 64% degli studenti che frequentano il primo livello di laurea riceve una borsa di studio.

lunedì 27 ottobre 2008

Ancora Peppino Caldarola

Seppellito il riformismo, sono tornati alla politica con la clava


Il Circo Massimo è una grande piazza per i numeri, dai concerti di Antonello Venditti, allo scudetto della Roma con spogliarello di Sabrina Ferilli, ai festeggiamenti per il mondiale dell’Italia.
È una piccola piazza per la politica. Cominciò Sergio Cofferati, ha finito ieri Walter Veltroni. Due milioni e mezzo di persone sono una cifra da sogno. La realtà dice molto meno. La politica toglie ancora qualcosa.
Il Pd ha mobilitato meno persone di quella Cgil che protestava contro l’abolizione dell’articolo 18, ma in tutte e due le occasioni il leader ha volato basso. Cofferati stupì tutti con un discorso grigio che deluse chi sperava di sentire battere il cuore della sinistra.
Veltroni ha provocato una tachicardia che rischia di essere mortale per il cuore riformista del Partito democratico.
Il discorso del capo del Pd è stato un tuffo nel passato. C’era tutto l’ultimo Berlinguer, quello che, pentito dell’unità nazionale, chiamava a raccolta tutto il radicalismo comunista per nascondere una sconfitta che si avvicinava a grandi passi. La stessa operazione ha fatto ieri Veltroni.
La chiave del suo ragionamento è stata fondata sulla estraneità della destra rispetto al Paese. La diversità comunista era un dato ideologico e morale. La diversità veltroniana diventa oggi un connotato antropologico. Siamo oltre la damnatio che i vecchi comunisti agitavano contro i nemici del popolo, e siamo al di sotto della vis polemica che caratterizza gli scontri politici negli Usa e nella Gran Bretagna.

Veltroni ha scelto la strada impervia della genetica superiorità morale della sinistra sulla destra.

Non siamo tornati indietro. Siamo tornati alle palafitte e alla politica con la clava. L’ultimo Veltroni seppellisce il Veltroni blairiano e dialogante dell’esordio.
Forse è quella piazza che porta male alla politica.
Al Circo Massimo si concluse, nel momento del bagno di folla, la carriera politica di Cofferati e forse al Circo Massimo è morto ieri il Veltroni riformista.
È nato il capo di un partito radicale di massa, che resterà a lungo all’opposizione. V
eltroni ha detto in buon italiano quello che Di Pietro avrebbe detto violentando sintassi e grammatica. Ha parlato il linguaggio di Furio Colombo, di Flores D’Arcais, di Travaglio e di Santoro.
Ottima audience, fallimento elettorale alle viste. Per i riformisti di sinistra inizia un viaggio catacombale.

giovedì 23 ottobre 2008

Le bugie sulla scuola

Sugli errori contenuti in queste slides, vi invito a leggere lo studio di Tutto scuola, i riferimenti sono pubblicati in un post del 29/10/2008.
















mercoledì 22 ottobre 2008

lunedì 20 ottobre 2008

Il testo del decreto "Gelmini" (come è in discussione al Senato)

Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;


Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di attivare percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della legalità ed al rispetto dei principi costituzionali, disciplinare le attività connesse alla valutazione complessiva del comportamento degli studenti nell’ambito della comunità scolastica, reintrodurre la valutazione con voto numerico del rendimento scolastico degli studenti, adeguare la normativa regolamentare all’introduzione dell’insegnante unico nella scuola primaria, prolungare i tempi di utilizzazione dei libri di testo adottati, ripristinare il valore abilitante dell’esame finale del corso di laurea in scienze della formazione primaria e semplificare e razionalizzare le procedure di accesso alle scuole di specializzazione medica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 28 agosto 2008;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l’innovazione;

emana

il seguente decreto-legge:


Articolo 1.

(Cittadinanza e Costituzione)




1. A decorrere dall’inizio dell’anno scolastico 2008/2009, oltre ad una sperimentazione nazionale, ai sensi dell’articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all’acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», nell’ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell’infanzia.




1-bis. Al fine di promuovere la conoscenza del pluralismo istituzionale, definito dalla Carta costituzionale, sono altresì attivate iniziative per lo studio degli statuti regionali delle regioni ad autonomia ordinaria e speciale.

2. All’attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.



Articolo 2.



(Valutazione del comportamento degli studenti)



1. Fermo restando quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni, in materia di diritti, doveri e sistema disciplinare degli studenti nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, in sede di scrutinio intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anche in relazione alla partecipazione alle attività ed agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede.




1-bis. Le somme iscritte nel conto dei residui del bilancio dello Stato per l’anno 2008, a seguito di quanto disposto dall’articolo 1, commi 28 e 29, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, non utilizzate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere destinate al finanziamento di interventi per l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti scolastici ovvero di impianti e strutture sportive dei medesimi. Al riparto delle risorse, con l’individuazione degli interventi e degli enti destinatari, si provvede con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari.



2. A decorrere dall’anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento è effettuata mediante l’attribuzione di un voto numerico espresso in decimi.




3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all’esame conclusivo del ciclo. Ferma l’applicazione della presente disposizione dall’inizio dell’anno scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono specificati i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi, nonché eventuali modalità applicative del presente articolo.

Articolo 3.



(Valutazione sul rendimento scolastico degli studenti)

1. Dall’anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite sono effettuate mediante l’attribuzione di voti numerici espressi in decimi e illustrate con giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall’alunno.




1-bis. Nella scuola primaria, i docenti, con decisione assunta all’unanimità, possono non ammettere l’alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione.


2. Dall’anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite nonché la valutazione dell’esame finale del ciclo sono effettuate mediante l’attribuzione di voti numerici espressi in decimi.


3. Nella scuola secondaria di primo grado, sono ammessi alla classe successiva, ovvero all’esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto, con decisione assunta a maggioranza dal consiglio di classe, un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.




3-bis. Il comma 4 dell’articolo 185 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, è sostituito dal seguente:

«4. L’esito dell’esame conclusivo del primo ciclo è espresso con valutazione complessiva in decimi e illustrato con una certificazione analitica dei traguardi di competenza e del livello globale di maturazione raggiunti dall’alunno; conseguono il diploma gli studenti che ottengono una valutazione non inferiore a sei decimi».


4. Il comma 3 dell’articolo 13 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, è abrogato.


5. Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, si provvede al coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti, tenendo conto anche dei disturbi specifici di apprendimento e della disabilità degli alunni, e sono stabilite eventuali ulteriori modalità applicative del presente articolo.

Articolo 4.



(Insegnante unico nella scuola primaria)



1. Nell’ambito degli obiettivi di razionalizzazione di cui all’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti previsti dal comma 4 del medesimo articolo 64 è ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche della scuola primaria costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola.

2. Con apposita sequenza contrattuale è definito il trattamento economico dovuto all’insegnante unico della scuola primaria, per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all’orario d’obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali.




2-bis. Per la realizzazione delle finalità previste dal presente articolo, il Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ferme restando le attribuzioni del comitato di cui all’articolo 64, comma 7, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, provvede alla verifica degli specifici effetti finanziari determinati dall’applicazione del comma 1 del presente articolo, a decorrere dal 1º settembre 2009. A seguito della predetta verifica, per le finalità di cui alla sequenza contrattuale prevista dal comma 2 del presente articolo, si provvede, per l’anno 2009, ove occorra e in via transitoria, a valere sulle risorse del fondo d’istituto delle istituzioni scolastiche, da reintegrare con quota parte delle risorse rese disponibili ai sensi del comma 9 dell’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei limiti dei risparmi di spesa conseguenti all’applicazione del comma 1, resi disponibili per le finalità di cui al comma 2 del presente articolo, e in ogni caso senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.




2-ter. La disciplina prevista dai presente articolo entra in vigore a partire dall’anno scolastico 2009/2010, relativamente alle prime classi del ciclo scolastico.

Articolo 5.



(Adozione dei libri di testo)



1. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 15 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i competenti organi scolastici adottano libri di testo in relazione ai quali l’editore si è impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio, salvo che per la pubblicazione di eventuali appendici di aggiornamento da rendere separatamente disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze, l’adozione dei libri di testo avviene nella scuola primaria con cadenza quinquennale, a valere per il successivo quinquennio, e nella scuola secondaria di primo e secondo grado ogni sei anni, a valere per i successivi sei anni. Il dirigente scolastico vigila affinchè le delibere dei competenti organi scolastici concernenti l’adozione dei libri di testo siano assunte nel rispetto delle disposizioni vigenti.




Articolo 5-bis.




(Disposizioni in materia di graduatorie ad esaurimento)




1. Nei termini e con le modalità fissati nel provvedimento di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento da disporre per il biennio 2009/2010, ai sensi dell’articolo 1, commi 605, lettera c), e 607, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, i docenti che hanno frequentato i corsi del IX ciclo presso le scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario (SSIS) o i corsi biennali abilitanti di secondo livello ad indirizzo didattico (COBASLID), attivati nell’anno accademico 2007/2008, e hanno conseguito il titolo abilitante sono iscritti, a domanda, nelle predette graduatorie, e sono collocati nella posizione spettante in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti.




2. Analogamente sono iscritti, a domanda, nelle predette graduatorie e sono collocati nella posizione spettante in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti i docenti che hanno frequentato il primo corso biennale di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di educazione musicale delle classi di concorso 31/A e 32/A e di strumento musicale nella scuola media della classe di concorso 77/A e hanno conseguito la relativa abilitazione.




3. Possono inoltre chiedere l’iscrizione con riserva nelle suddette graduatorie coloro che si sono iscritti nell’anno accademico 2007/2008 al corso di laurea in scienze della formazione primaria e ai corsi quadriennali di didattica della musica; la riserva è sciolta all’atto del conseguimento dell’abilitazione relativa al corso di laurea e ai corsi quadriennali sopra indicati e la collocazione in graduatoria è disposta sulla base dei punteggi attribuiti ai titoli posseduti.

Articolo 6.




(Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria)



1. L’esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della formazione primaria istituiti a norma dell’articolo 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, e successive modificazioni, comprensivo della valutazione delle attività di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, ha valore di esame di Stato e abilita all’insegnamento nella scuola primaria o nella scuola dell’infanzia, a seconda dell’indirizzo prescelto.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche a coloro che hanno sostenuto l’esame di laurea conclusivo dei corsi in scienze della formazione primaria nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e la data di entrata in vigore del presente decreto.



Articolo 7.




(Modifica del comma 433 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, in materia di accesso alle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia)

1. Il comma 433 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è sostituito dal seguente:




«433. Al concorso per l’accesso alle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in medicina e chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che superano il concorso ivi previsto, sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che conseguano l’abilitazione per l’esercizio dell’attività professionale, ove non ancora posseduta, entro la data di inizio delle attività didattiche di dette scuole immediatamente successiva al concorso espletato».




Articolo 7-bis.




(Provvedimenti per la sicurezza delle scuole)




1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, formulato ai sensi dell’articolo 80, comma 21, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, è destinato un importo non inferiore al 5 per cento delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche in cui il piano stesso è ricompreso.




2. Al fine di consentire il completo utilizzo delle risorse già assegnate a sostegno delle iniziative in materia di edilizia scolastica, le economie, comunque maturate alla data di entrata in vigore del presente decreto e rivenienti dai finanziamenti attivati ai sensi dell’articolo 11 del decreto-legge 1º luglio 1986, n. 318, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 1986, n. 488, dall’articolo 1 della legge 23 dicembre 1991, n. 430 e dall’articolo 2, comma 4, della legge 8 agosto 1996, n. 431, nonché quelle relative a finanziamenti per i quali non sono state effettuate movimentazioni a decorrere dal 1º gennaio 2006, sono revocate. A tal fine le stazioni appaltanti provvedono a rescindere, ai sensi dell’articolo 134 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, i contratti stipulati, quantificano le economie e ne danno comunicazione alla regione territorialmente competente.




3. La revoca di cui al comma 2 è disposta con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentite le regioni territorialmente competenti, e le relative somme sono riassegnate, con le stesse modalità, per l’attivazione di opere di messa in sicurezza delle strutture scolastiche, finalizzate alla mitigazione del rischio sismico, da realizzare in attuazione del patto per la sicurezza delle scuole sottoscritto il 20 dicembre 2007 dal Ministro della pubblica istruzione e dai rappresentanti delle regioni e degli enti locali, ai sensi dell’articolo 1, comma 625, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. L’eventuale riassegnazione delle risorse a regione diversa è disposta sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni.




4. Nell’attuazione degli interventi disposti ai sensi dei commi 2 e 3 del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, le prescrizioni di cui all’articolo 4, commi 5, 7 e 9, della legge 11 gennaio 1996, n. 23; i relativi finanziamenti possono, comunque, essere nuovamente revocati e riassegnati, con le medesime modalità, qualora i lavori programmati non siano avviati entro due anni dall’assegnazione ovvero gli enti beneficiari dichiarino l’impossibilità di eseguire le opere.




5. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nomina un soggetto attuatore che definisce gli interventi da effettuare per assicurare l’immediata messa in sicurezza di almeno cento edifici scolastici presenti sul territorio nazionale che presentano aspetti di particolare criticità sotto il profilo della sicurezza sismica. Il soggetto attuatore e la localizzazione degli edifici interessati sono individuati d’intesa con la predetta Conferenza unificata.




6. Al fine di assicurare l’integrazione e l’ottimizzazione dei finanziamenti destinati alla sicurezza sismica delle scuole, il soggetto attuatore, di cui al comma 5, definisce il cronoprogramma dei lavori sulla base delle risorse disponibili, d’intesa con il Dipartimento della protezione civile, sentita la predetta Conferenza unificata.




7. All’attuazione dei commi da 2 a 6 si provvede con decreti del Ministro dell’economia e delle finanze su proposta del Ministro competente, previa verifica dell’assenza di effetti peggiorativi sui saldi di finanza pubblica.

Articolo 8.



(Norme finali)

1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.






1-bis. Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.

2. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.




Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Per il maestro unico

Per il maestro unico

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