domenica 24 febbraio 2008

Avvenire e Giorgio Vittadini contro la “lista civetta” di Giuliano Ferrara

Questo post, apparso ieri sul blog di camelotdestraideale.it, fa riflettere (anche se il linguaggio e il tono non sono i soliti che trovate sul nostro blog) e merita di essere letto :


Giuliano Ferrara capisce di politica, quanto Paola Binetti di fellatio.

Il direttore del Foglio, infatti, è un inqualificabile utopista. Uno “scollato” dalla realtà, uno che nemmeno per idea sa quali drammi veri gli italiani vivano (e quali priorità essi abbiano).

D’altra parte: da circa 45 anni campa di politica. Con la politica.

Lui ha le spalle coperte, sempre. E il portafogli pieno.

Che gli italiani non arrivino - con lo stipendio - a fine mese: cosa cazzo volete che gliene fotta? E’ una questione troppo “pacchiana”, perché lui possa occuparsene.

Inoltre.

E’ venuto su con la spocchia e lo snobismo - mai persi - dei bolscevichi. Ha lavorato con la “tessera di partito”. Con “le” tessere di partito.

Visto che ne ha cambiate molteplici. Troppe, per poterlo giudicare una persona seria e affidabile (stesso discorso vale per Ferdinando Adornato).

Ed è sempre stato lì dove era giusto essere. Magari arrivandovi un attimo prima degli altri.

Giuliano Ferrara è una bussola vivente.

Una bussola orientata unicamente verso il politicamente corretto.

Tutta la sua vita, infatti, nient’altro è stata che una ricerca costante della dimensione politica e culturale, più à la page.

E si sa, le mode cambiano. Così come ciò che è politicamente corretto (o conveniente, che è la stessa cosa). Changez la femme.

Ad esempio.

Pasciuto ad “antifascismo militante e acritico”, s’è svegliato un giorno e s‘è messo a frequentare “li meglio fasci“. Certo, dopo che Berlusconi glielo aveva ordinato.

Fino al giorno prima - quando dalla sua chioma lunga e scomposta, scivolava olio rancido -, Ferrara era un katanga (nei suoi discorsi).

Il giorno dopo - passando per qualche doccia, uso di shampoo e barbiere berlusconiano -, s’intratteneva con Pietrangelo Buttafuoco. Il “fascio”.

Perché una cosa gli va riconosciuta: Ferrara è sempre più realista del (suo occasionale) Re!

Quando s’innamora di un Principe - lui che crede d’essere Machiavelli, e non ha contezza, invece, d’essere un Goria visibile, nella migliore delle ipotesi -, si spinge ben oltre le “indicazioni” che gli vengono fornite.

Il Capo dice 10, lui allora afferma 100. Pensando di fare cosa gradita.

Ma sbaglia, puntualmente.

E così, visto che da qualche tempo ha trovato riparo all’ombra del “pensiero forte” - perché oramai la passione per il Principe Berlusconi, è un ricordo quasi sbiadito -, ha ritenuto opportuno di dare voce a quello stesso pensiero.

Mediante una lista civett(uol)a.

Ma - difettandogli pragmatismo, concretezza e conoscenza della realtà -, ha fatto il passo più lungo della gamba, come suole dirsi.

E così gli sono piovute addosso critiche fortissime.

Da chi lamenta - i leader del centrodestra -, che questo non sia un momento adatto per discutere di argomenti che dividano (il rischio serio - serissimo - è che si perdano consensi. Voti!).

E da chi - vivendo all’ombra di quello stesso “pensiero forte”, in qualità di dominus -, ha intravisto nell’operazione che Ferrara sta conducendo, la possibilità di un danno inimmaginabile, gigantesco alla “causa cristiana”.

Così Davide Rondoni - su Avvenire -
ha commentato la decisione di Ferrara:

“Finisce per portare in modo sbagliato in mezzo alla competizione elettorale un tema morale”.

E il rischio - che il sottoscrivo condivide appieno -,
è quello:

“Di estremizzazione e di ghettizzazione di una parte del mondo cattolico su un tema così delicato”.

Ancora più “politico” - e dunque realista e intelligente -, è stato il commento all’iniziativa del direttore del Foglio,
formulato dall’ex presidente della Compagnia delle Opere, Giorgio Vittadini:

“Quando si sono tradotti i principi morali in battaglie frontali, fino al referendum sull’aborto, ovunque si è persa la battaglia”.

Ovvio, per chiunque capisca di politica.

Dunque non per Ferrara e per i cattolicisti che lo seguono.

D’altra parte gli utopisti producono sempre danni.

Innanzitutto alla causa per cui combattono.

Talchè Ferrara e i suoi accoliti, non immaginano nemmeno lontanamente, quale nocumento essi andranno a produrre a carico delle istanze pro life.

Infatti qualunque percentuale di voti, la lista dell’Elefantino dovesse ottenere: sarebbe comunque modesta. Comunque bassa.

Se anche dovesse raggiungere un livello di consensi impossibile, diciamo il 10%: sarebbe comunque una clamorosa sconfitta per le istanze antiabortiste!

Perché il giorno dopo, i laicisti anticlericali direbbero: “Ecco, vedete: gli antiabortisti sono solo il 10% dell’intero elettorato. Dunque, la stragrande maggioranza degli elettori/cittadini, vuole che tutto rimanga come è ora”.

Possibile che Ferrara e i fanatici cattolicisti che lo seguono - fanatici almeno quanto i laicisti anticlericali di cui sopra -, non se ne rendano conto?

L’unica cosa saggia che i pro life possano fare: è di attivarsi affinché Ferrara rinunci a presentarsi alle elezioni!

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